Articoli

Pubblicato in: Articoli

Sul lavoro di Editor e Correzione bozze

Wow…
Accidenti.
È passato davvero un sacco di tempo dall’ultima volta che sono stata qui.
E sono cambiate davvero tantissime cose.
È incredibile, non ci pensavo quasi più.
Poi, un flash improvviso: ma visto che sto cercando di ampliare il mio pubblico, avendo intrapreso il lavoro di editor e correttrice di bozze (sì, avete letto bene), perché non ricominciare anche a scrivere sul blog?
Lì, dove ci sono tantissimi talenti letterari sconosciuti a cui potrebbe servire il tuo aiuto?
Intendiamoci, ero un po’ scettica: il mio lavoro non è visto molto bene, purtroppo. A meno che tu non lo faccia all’interno di una casa editrice, in quel caso è anche possibile che le persone non sappiano nemmeno che esisti. Voglio dire, quante persone sanno effettivamente come funziona la filiera editoriale? Appunto.
Se lavori da freelancer, invece, bam. Sei un’acchiappa soldi. Rubi. Non servi a niente, perché gli autori sono tutti braverrimi a scrivere, eccellenze pure, che Umberto Eco spostati proprio.
Ho una sola parola per definire chi la pensa così: arroganti.
Sì, perché nemmeno io che ci lavoro mi considero perfetta. Ma loro sì.
MA, non sono qui per aprire una diatriba su questo.
Se qualcuno vuole contattarmi, e parlarne, ben venga, sarò felice di intrattenere uno scambio di opinioni.
Altrimenti, ciccia.

In parole povere, comunque… eccomi qui: sono ufficialmente una editor e correttrice di bozze.
Cosa faccio?
Un sacco di cose.
So fare un sacco di cose, a parte quelle che non so fare (cit.)
Ma andiamo con ordine.

Ho iniziato questo percorso a inizio anno, dopo aver a lungo valutato se farlo oppure no.
Dopotutto, è qualcosa che richiede grande impegno, e non è sempre sicuro che, anche con tutta la buona volontà del mondo, possa effettivamente funzionare. La concorrenza è spietata, e l’editoria ultimamente sta subendo una battuta d’arresto, almeno in questo contesto.
Tuttavia… la lettura e la scrittura sono la mia vita.
Le cose che so fare meglio, le sole che riescano a dare un senso a tutto anche nei momenti peggiori.
E questo è il lavoro che ho sempre sognato di fare.
Così, eccomi qui.
A tentare questa strada tortuosa.

E questo è l’elenco dei miei servizi:

Scheda di valutazione

Letteralmente, valuto il tuo libro.
Valuto i pro e i contro, i punti di forza e di debolezza, la coerenza nella storia e nei personaggi, la credibilità degli stessi, la risoluzione di sotto-trame, correttezza grammaticale, scorrevolezza del testo e, ovviamente, allego consigli su come si potrebbe migliorare il tutto.
Sostanzialmente, valuto la “qualità” del romanzo e dove e come si potrebbe andare a lavorare per renderlo nella sua forma migliore possibile, che sia ad opera dell’autore stesso o, successivamente, mia con un editing più o meno profondo. Il tutto, naturalmente, seguendo le regole di narratologia e storytelling.


Editing

Che cos’è l’editing?
È la revisione effettiva del romanzo.
Una volta individuate le difficoltà, le debolezze nella struttura del testo, della storia o dei personaggi e quant’altro, a seconda del tipo di lavoro necessario, intervengo, con il benestare dell’autore e sempre lavorando insieme ad esso, per migliorare i difetti. Esistono due tipi di editing:
– Editing strutturale, in cui l’editor interviene nella costruzione della trama e della caratterizzazione dei personaggi con consigli, proposte ecc, affiancando persino l’autore durante il processo creativo
– Editing stilistico, in cui l’editor si occupa più dello stile di scrittura e della grammatica, a livello più o meno profondo, per renderlo efficace ai fini narrativi, a seconda anche del genere.

Correzione di bozze

Un lavoro di “editing” un po’ più superficiale, se così si può definire, in cui si interviene unicamente sulla grammatica e la sintassi del testo, ripulendo il testo da errori, refusi, verificando l’esattezza delle informazioni, e adeguando il testo a determinate norme editoriali qualora richieste.

Impaginazione

La parte più “visiva” del tutto.
L’impaginazione è la fase in cui viene reso omogeneo e facile da leggere il testo per la stampa o la presentazione ad una casa editrice, adeguandolo al formato di destinazione (cartaceo, pdf, ebook, brochure ecc).

Ghostwriting

Scrittura fantasma.
Ovvero, in parole povere, sono io a scrivere per te, con o senza attribuzione, tramite una tua idea, che sia per un saggio, un manuale o un romanzo di narrativa.

Le tariffe dei servizi editoriali variano a seconda del tipo e del quantitativo di lavoro richiesto, non hanno un prezzo fisso, ma per avere un preventivo personalizzato in base alle vostre necessità e per ulteriori informazioni potete contattarmi privatamente alla mia email: jessicareggiani94@gmail.com

Al fine di poter valutare il mio metodo di lavoro, e decidere se affidarmi o meno il vostro testo, sono previste alcune cartelle di prova gratuite che non implicano alcun impegno da parte vostra.
Le cartelle sono composte da 1800 caratteri spazi inclusi.

Spero di poter sentire presto almeno qualcuno di voi.
Grazie per l’attenzione ❤

Pubblicato in: Articoli, Cose scritte da me

Caro diario…

Scrivo perché non ce la faccio più.
Scrivo perché è l’unica valvola di sfogo che ho che non sia ammazzarmi a suon di sigarette, o cibo, o pianto.
Scrivo perché questo mondo mi sta diventando sempre più stretto.
Non reggo più la tensione, non reggo più tutta questa tristezza.
Sono un’autolesionista.
Lo sono in tanti modi diversi, fisici ed emotivi, perché nel tempo mi hanno insegnato soltanto questo: farsi fare e farmi del male. E a volte sono la stessa cosa.
Guardo i segni sul mio braccio sinistro, ed ogni taglio mi rendo conto che appartiene ad una persona diversa, ad un dolore diverso: questo un po’ più in alto, sbiadito dal tempo, è del bullo che mi ha rovinato l’infanzia; questo un po’ più centrale appartiene alla persona che definisco “il mio primo amore”, anche se di amore non ce n’è mai stato, neanche a parlarne; quello lì è del secondo, e tutti quelli piccolini attorno sono le violenze psicologiche che mi sono lasciata fare negli anni; queste un po’ storte, tutte simili fra loro, sono l’elenco di tutte le persone che in me non c’hanno mai creduto, perché per loro non sono mai valse niente; quelle più verticali, che seguono la vena più grande del polso, ricordano tutte le persone che mi hanno usata, sfruttata, presa in giro e derisa, che volevano qualcosa da me, che mi hanno mentito e umiliato, raggirato per ottenere ciò che volevano e abbandonato quando non lo ottenevano.
E tutte quante insieme, tutti questi segni che adornano il mio braccio come un brutto bracciale, sono tutto il male che mi hai fatto tu. Tu, l’unica persona a cui abbia mai davvero aperto il mio cuore.
Nonostante le ferite, nonostante tutto il mio passato.
Perché sembravi l’unica persona in grado di capirmi davvero.
Non era così, naturalmente.
Ed ora soffro, tu lo sai, da quando hai deciso di abbandonarmi perché non ti ero più necessaria.
L’hai fatto così, da un giorno all’altro, trovando una scusa qualsiasi per addebitarmi tutta la colpa, e grazie tante. Hai rivelato la tua vera faccia, ammettendo di avermi usata per tutto il tempo.
Promesse, frasi e grandi gesti, ma sempre dicendomi di non farmi illusioni.
E questo me l’hai detto in faccia.
Ma almeno di questo devo ringraziarti, sì.
Devo ringraziarti perché, nonostante tutto il male che mi hai fatto, nonostante a causa tua abbia litigato con tutti, perché nessuno ha mai capito né vuol capire il vuoto che mi hai lasciato dentro, perché nessuno sa veramente cosa tu sia stato per me, fra tutti coloro che mi hanno fatto del male sei stato il più onesto.
Ti devo ringraziare per questo, perché ora la cattiveria ha un volto.
Esiste ancora, ma un volto ce l’ha.
Nonostante tutto quanto, nonostante tu mi abbia usata e manipolata sino a farmi diventare un tuo oggetto, malleabile secondo i tuoi comodi – ed io te l’ho permesso, naturalmente – tu, di tutti, sei stato l’unico vero.

Vero più dell’autore che mi ha contattato per farsi correggere un libro premettendo di essere impegnato, che mi ha riempita di parole gentili perché ha percepito il mio dolore, per poi cominciare a provarci spudoratamente chiedendomi di sentirci di nascosto dalla compagna la settimana che andava a lavoro fuori, riempiendomi di complimenti insistenti, salvo poi ricordarsi miracolosamente di avere una donna che lo ama e lo aspetta a casa al mio “scusa, ma stai esagerando, non penso che alla tua compagna farebbe piacere”.

Vero più del tuo tipo collega, che fidanzato e in procinto di andare a convivere, ha incominciato a farmi il filo, chiedermi di uscire e dirmi “mai dire mai” quando gli ho chiesto, di proposito, se voleva lasciare la ragazza. Anche qui, stesso discorso: gli ho detto “ti ricordo che sei fidanzato”. E la sua risposta è stata “c’è chi cerca soluzioni e chi evidenzia problemi”. Al che la mia domanda, se intendesse lasciarla. Mi ha chiesto se gli stavo chiedendo di lasciarla. Ed io, naturalmente, ho detto che no, non lo stavo chiedendo e mai lo avrei fatto. Tralasciato il mio mancato interesse, le persone così mi fanno schifo. Così, la sua risposta è stata “mai dire mai”. “Allora lasciala”, gli ho detto, “perché non merita quello che stai facendo. Nessuno lo merita. E non importa che io la conosca o meno. Potrebbe essere la peggior megera del mondo, non importa. Le persone meritano amore e rispetto, non prese in giro”.

Vero più del mio migliore amico, che mi è stato vicino finché non ha capito che non c’era niente da fare con me, perché il mio amore apparteneva a te. Mi voleva bene, era sincero. Ma quando ha capito che non poteva ottenere altro, se n’è andato. Mi ha abbandonato. Non lo biasimo per questo. Fa troppo male, io lo so bene. Così, ha cercato di essere felice senza di me. Lo ammiro per questo suo coraggio. Ma anche lui, come tanti altri, voleva qualcosa da me. E quando non l’ha ottenuto, è sparito.

Vero più dei nostri “amici”, che nemmeno ci hanno provato a capire quanto stia male, limitando il tutto ad uno “sticazzi”. Loro non lo sanno che prendo medicine perché altrimenti l’avrei già fatta finita. Perché il dolore è diventato troppo da sopportare tutto insieme. E il peggio è che non gli importa. Quanti amici ho sentito precipitarsi a casa di chi stava male e trascinarlo fuori di peso perché “ti stai rovinando la vita, io ti voglio bene e non voglio che succeda”. Ma io, forse, non lo merito questo.

Vero più di quel sedicente “amico” sensibile e che capisce sempre tutto più degli altri e che, prontamente, è stato disposto ad approfittare del mio momento di smarrimento e dolore per tentare un approccio, accarezzandomi la coscia tutto il tempo in macchina nonostante i miei numerosi “no” nel tempo. Nonostante i “non mi interessi”, “smettila”, “non voglio niente da te”. Quello che ha provato a baciarmi più volte anche se gli ho parlato di te. Velatamente, s’intende. Ma nemmeno questo lo ha fermato.

Vero più di tutte quelle persone che ti riempiono di belle parole ma si vede che vogliono solo portarti a letto. Aggiungere una tacca in più alla loro cintura. Usare l’ennesima persona un poco più fragile e fiduciosa per… com’è che si dice? Svuotarsi le palle. Perché comincio a pensare di essere questo per le persone che mi guardano. Una sacca contenitrice di tutte le cose che non vogliono più.

A questo proposito, sai, c’è anche gente che mi scrive facendomelo capire chiaramente che non valgo più di questo. Ad esempio, chi mi ha scritto chiedendomi foto del culo perché le tette si vedevano già bene – anche se, tu lo sai, non ho foto in cui si vede nulla, a meno che la sagoma attraverso i vestiti non conti come pornografia -, una sega a due mani perché sì, tanto la donna non vale più di questo.
Perché rispettarla?
Perché domandarsi se magari, dopo aver ricevuto i tuoi messaggi, questa si rifugi nel letto a piangere perché per l’ennesima volta è stata vista solo come un oggetto?

Ed è tutto dire questo, sai, che tu sia stato il più corretto nonostante tutto.
Mi costa in un modo che non hai idea, perché io, anche se non lo mostro, sono arrabbiata a morte con te.
Sono furiosa. E mi manchi.
Mi manchi da morire.
Vedere la tua chat così, vuota, vederti online, e sapere che non è a me che stai pensando, che a me non scriverai più tutte le cose che mi dicevi, fa male da impazzire.
Ho pensato davvero di impazzire, sai. E a casa non posso nemmeno piangere liberamente.
Perché la sto “facendo troppo lunga”. Sto esagerando.
Perché non si deve soffrire così per qualcuno che ti ha preso in giro.
Bisogna farsela passare, andare avanti, perché le tue lacrime non se le merita.

Grazie, Socrate.
Grazie.

Ora sì, che mi sento meglio.
Ora sì che no.

Mi sembra di scoppiare.
Sono sola. Terribilmente sola.
Le uniche persone per cui varrebbe la pena, le uniche che si stanno dimostrando valide, non sono qui.
E nessuno, nessuno può aiutarmi.
Mi sembra di affogare, di non farcela più a lottare per restare a galla.
Mi sembra che non mi resti niente.
Non lo so nemmeno io cosa voglio fare ormai, quando tutto sembra così vuoto e privo di speranza.
Mi manchi…
Mi manchi ogni giorno…
Ormai so solo questo.

“Apriti alle persone”, “apriti alla vita”, “provaci”, “sii positiva”, “prova a farti dei nuovi amici”.

Ma vaffanculo, va.

Pubblicato in: Cose scritte da me

La principessa che non sapeva nulla del mondo

C’era una volta una giovane principessa, inesperta e ingenua.
Non sapeva nulla del mondo, poiché tutta la vita l’aveva vissuta al riparo nella torre che i genitori avevano costruito per lei. Ciò che più amava fare, nel cospicuo tempo libero che aveva, era leggere i tomi di fiabe che le avevano regalato, immergendosi in mondi meravigliosi di cui avrebbe voluto far parte.
E quando ne era uscita, aveva scoperto quanto il mondo esterno potesse fare del male: tradimenti, bugie, sofferenza ed abbandono.
Aveva tentato di aprirsi a questo mondo imperfetto. Si era persino invaghita di due principi nel tempo, cercando il lieto fine della sua fiaba personale, ma ogni volta loro avevano finito per abbandonarla, preferendole altre principesse o ferendola per egoismo proprio. Non sapeva nulla della vita, se non questo: quanto potesse farti soffrire.
Con il passare del tempo, purché inizialmente fiduciosa, aveva finito per aver paura di tutto, e per proteggere sé stessa aveva cercato di isolarsi nuovamente, nascondendosi ancora una volta al riparo nella sua torre.
Poi, un giorno, un principe testardo aveva dato la scalata a quella torre, poiché desideroso di condurla fuori da lì e mostrarle che non tutto il mondo era brutto come pensava.
E c’era riuscito.
Grazie a lui, la principessa era riuscita a credere nuovamente nelle fiabe, quelle che le raccontava sempre la madre la sera per farla addormentare.
Era riuscita ad aprirsi ancora una volta ed a decidere di dare un’altra possibilità alla vita, a quel mondo che non le aveva causato che dolore. Era riuscita persino a credere nuovamente che anche lei avrebbe potuto avere un lieto fine.
Poi, un giorno, il principe che l’aveva salvata la abbandonò senza una spiegazione, esattamente come avevano fatto gli altri due.
E la principessa cadde nella disperazione.
Perché era venuto a prenderla, se poi aveva intenzione di andarsene? Perché le aveva fatto tante promesse, l’aveva illusa, se non era suo desiderio restarle accanto?
Con il tempo, poiché il dolore della principessa non si affievoliva, ella smise di mangiare, di dormire. Trascorreva le sue giornate nella solitudine della torre leggendo, filando la sua tela, ed attendendo ogni giorno, pazientemente, racchiusa nel suo dolore, nella speranza vana che egli un giorno si sarebbe reso conto del suo errore.
Ma ciò non avvenne mai.
Il principe, una volta portato a termine quello che aveva creduto essere la sua nobile impresa, per quanto le si fosse affezionato, in quanto era stata l’unica in tanti anni a smuovergli qualcosa dentro, aveva deciso che non era quella principessa tanto innocente ed inconsapevole del mondo ad essere la donna della sua vita; così, l’aveva lasciata.
Si era sposato, poi, e viveva felice nel suo regno con la nuova moglie ed i figli.
Ma la principessa continuava ad attendere, ignara.
Si dice che ancora attenda là, lo sguardo perso all’orizzonte, il principe che mai più tornerà…

Pubblicato in: Senza categoria

Tu, cosa fai?

Cosa fai quando non riesci ad andare avanti?

Quando non riesci a fartela passare, anche se sono trascorsi mesi e ormai hai capito che non c’è più niente da fare? Che è finita veramente, e l’altra persona non vuole più avere a che fare con te in nessun modo?

Quando ti ha bloccato ogni contatto, è rimasta cieca e sorda a qualunque cosa tu le abbia detto, anche se sapeva che non stavi bene, che avevi dei problemi, e le hai chiesto aiuto in ogni modo possibile?

La stessa persona che ha promesso di non abbandonarti mai, mai qualunque cosa accada, e ha detto che non chiuderebbe mai la porta in faccia ad una richiesta di aiuto da parte di nessuno.

Cosa fai quando, a 26 anni, ti senti senza speranza perché non hai costruito niente?

Quando non hai mai lavorato se non per qualche mese, qualche lavoretto sporadico qua e là, non hai una casa tua, una relazione che funziona, hobby che ti tengano impegnata, che ti migliorino come persona, amici presenti e con cui puoi parlare, e sei completamente sola?

Quando l’unica speranza che avevi, dopo un corso fatto per poter fare il lavoro dei tuoi sogni, dopo che tutto il mondo ti è crollato addosso, è stata spezzata quando ti hanno detto che no, sei stata un’illusa a pensare di poterlo fare perché non sei abbastanza titolata, e sì, noi abbiamo contribuito ad illuderti, però potevi arrivarci da sola, dai.

Cosa fai quando una parte di te sente solo dolore, delusione, e l’altra invece non sente assolutamente niente? Quando entrambe continuano a ripetersi che, dai, ci vuole solo tempo, troverai l’amore, farai il lavoro che vuoi fare, ce la farai… Ma in fondo non ci credono neanche loro?

Non sento più niente.

Per niente, per nessuno.

Non provo interesse, voglia, stimolo.

No, non è vero che non sento più niente.

Sento paura.

Tanta paura.

Paura che non troverò mai più nessuno, nessuno con cui riuscirò ad aprirmi così, ad entrare in intimità fisicamente ed emotivamente, a sentirmi così tanto a casa e felice. A cui potrò rivelare certe cose ed essere accettata lo stesso, anche se non sono cose belle e magari sono un po’ strana. Nessuno che riuscirà a soddisfarmi allo stesso modo, ad emozionarmi, ad accendere quel qualcosa dentro di me. Ho paura di tutto questo.

E sono sola. Tremendamente sola.

E non so nemmeno da che parte cominciare per ricominciare.

E scrivo qui perché non ho altra alternativa se non scrivere, scrivere, scrivere.

Cosa faresti, tu, al posto mio?

Pubblicato in: Articoli

Pensieri

Sono nel parco da sola.
Ho fatto troppe cavolate nella vita.
L’ultima stamattina.
Ho salutato tutti e sono uscita di casa.
Sto cercando di trovare dei motivi per cui valga ancora la pena vivere… Perché, in questo momento, non ne trovo.
Il mio pensiero va tutto ai miei, a quanto non vorrei dare loro tutti questi dispiaceri. In particolare se dovessi morire. Ai miei, e al mio cucciolo. Tutti gli altri se la saprebbero cavare.
Questa vita, così, non la sopporto più. Ogni giorno tutto uguale, ogni giorno dolore, dolore, dolore. Paura, paura, paura. Non mi piace più niente. Non mi attira più niente. Più niente mi dà gioia. Mi interessa. È troppo tempo che va avanti così. Mi hanno chiamata, non ho risposto. Ho cancellato Whatsapp e messo il telefono in modalità aerea.
E sono qui, da sola, che penso. Che cerco di raccogliere le forze.
Le forze per farla finita. Le forze per andare avanti.
Non voglio morire. Non voglio perdere la mia famiglia. Non voglio ferirli così. Ma non voglio nemmeno più vivere così. Non ci riesco più. Per tanto, troppo tempo sono andata avanti aggrappandomi all’unica cosa che avevo. E quell’unica cosa se n’è andata nel modo peggiore. Che cosa mi rimane?
Tantissime cose, dirai tu. Ma io non le sento. Non sento più niente. Sento solo tanto, tanto dolore. Tanta delusione cocente.
Perché, nonostante tutto, non me lo meritavo. Non sono stata una persona così cattiva da meritare questo dolore. Dicono che Dio non ti dà niente più di quello che puoi sopportare. E probabilmente in altri tempi l’avrebbero presa come una prova di Dio. Ma io, ce l’ho un Dio in cui credere? Non lo so. Ho pregato tanto, tantissimo negli anni. Forse non abbastanza. Ma quando ti tolgono l’unica cosa che ti faceva andare avanti, cosa ti rimane? Cosa ti rimane quando sei stato tu stesso a perderla? Non lo so più. Scusami, forse sono deliri senza senso.
Sono qui, ferma, ad ascoltare musica e pensare. E scriverti. Non so più gestire tutto questo. Non so più cosa fare. Non lo sopporto più. Ma non trovo la forza per fare niente. Per cambiare. Ho paura. Di tutto. La mia vita è uno sfacelo prima ancora di cominciare. Perché mi sento così disperata? Cosa c’è nella mia testa che non va? Non lo so. Pensavo di essere normale… Una persona normale. Forse non lo sono. Ma fa tutto così terribilmente male. Non riesco nemmeno ad esprimerlo. Sono confusa. Sono persa. Dovrei essere felice. La vita mi sta offrendo la possibilità di ricostruire tutto. Ho dei lavoretti, forse a breve un lavoro fisso. Una famiglia e degli amici che mi amano. Quello che vorrebbero tutti. Eppure, sono caduta in un vortice per cui non vedo via d’uscita. Cos’è successo? Quand’è che tutto ha cominciato ad andare a scatafascio? Come si trova la forza di andare avanti ancora una volta? Non lo so. Non lo so più.

Pubblicato in: Articoli, Cose scritte da me

Sì, posso vivere senza di te

Sì, hai sempre avuto ragione.
Sempre.
Posso vivere senza di te.
Eccome se posso.
La mia vita va, e andrebbe avanti lo stesso se tu non ci fossi più. Non sei necessario per la mia sopravvivenza più di quanto lo sia chiunque altro.
Il fatto sostanziale è che non voglio.
Il fatto è che non voglio vivere senza te nella mia vita.
Perché mi manchi.
Cazzo, se mi manchi.
Mi mancano le nostre risate insieme. La tua risata.
Vedere il tuo sorriso, e sapere che è a me che stai sorridendo. Che sono io la causa del tuo riso.
Mi mancano le nostre serate, giocare come bambini cullati dalle risate, come dice la canzone.
Mi manca sentire le tue braccia attorno a me, le tue mani che mi accarezzano mentre parliamo, mentre abbracciati guardiamo un film o le serie che ci piacciono.
Mi manca la tua essenza.
Mi manca l’odore della tua pelle, quello che mi fa rabbrividire ogni volta, quando appoggio le labbra contro il tuo collo. E mi manca quel profumo che metti sempre, perché lo sai che mi eccitano queste cose.
Mi manca il tuo calore, la tua passione nel fare l’amore.
E mi manca la tua voce.
Forse questa è la cosa che mi manca più di tutto.
Sapere che ci sei, che mi basta scorrere la rubrica per trovarti lì, per me. Per poterti parlare. Per poterti raccontare le cose che faccio, e le cose che vorrei fare con te.
Mi manca viverti, e viverci.
Mi dicesti che ero l’unica, in anni, ad averti smosso qualcosa dentro.
Forse era una bugia. Forse non ho mai capito cosa intendessi.
Ma è questo che sei stato tu per me.
L’unico, in tutta la mia vita, che mi abbia davvero smosso qualcosa dentro.
Perciò, sì, posso vivere senza di te. Ma mi mancherai sempre.
Sempre.

Pubblicato in: Senza categoria

Nascondersi

Non faccio del male a nessuno.

Perché dovrei vergognarmi di ciò che sono? Perché dovrei reprimermi, nasconderlo? Mi renderebbe diversa, far semplicemente finta che non sia così? Che non pensi e desideri certe cose? Che i miei gusti siano differenti da quel che sono?
Cambierebbe le cose?
No.
Sarebbe sempre lo stesso.
Io sarei sempre la stessa.
Solo, nascosta.
Invece di accettarmi, fingerei di essere quello che non sono. Mi renderebbe una persona migliore prr gli altri, forse. Ma sarebbe tutto finto.
Non si cambia ciò che si ha dentro, se non lo si vuole. E forse nemmeno in quel caso.

Invece, non lo farò.
Ho lottato tanto, negli anni, per accettare la persona che sono, con i suoi gusti, i suoi pensieri.
E sapete cosa?
Questo non mi rende una cattiva persona, anzi.
“Sono le scelte che facciamo a determinare chi siamo, più delle nostre capacità.”
E allora, io scelgo di essere me.
Io scelgo ogni giorno di essere me.
E di essere una persona buona.
Ogni giorno, cadendo, ferendomi, rialzandomi, continuerò a scegliere di essere chi sono, che agli altri vada bene o no. Sceglierò di essere la versione migliore di me che posso essere. Che voglio essere.
E fanculo tutti gli altri, con i loro giudizi.
Io sono io, e ne vado fiera.

Pubblicato in: Senza categoria

Domani

Vorrei tornare bambina…
Quando non c’erano tutte queste preoccupazioni, le paure, le insicurezze…
Quando le cose non riuscite erano “vabbé, ci riproviamo la prossima”…
Quando ti fidavi delle persone, ci credevi ciecamente, semplicemente perché non c’era motivo di fare altrimenti…
Se ci si voleva bene, ci si voleva bene, altrimenti “non mi piaci” e via, passava la paura…
Quando non avevi bisogno di chiederti “ma domani ci sarai ancora?” perché era così, inconfutabilmente così, e basta…
Paura di perdersi, paura di perderti, paura di perdere
Di non essere abbastanza, di non farcela
Le giornate passavano serene, in un attimo
Nonostante tutti i problemi che c’erano, perché comunque ce n’erano, beninteso
Domani era davvero un altro giorno…
Mi manca da morire tutto questo…

Pubblicato in: Articoli

Breve storia tragicomica

Una settimana fa, scendendo dal retro di una macchina a tre porte, sono inciampata in una cintura allentata e caduta con la stessa grazia di una capra di montagna spaventata.

Rigida.
Mi sono proprio lasciata trascinare dalla gravità come da una vecchia amica, con affetto e fiducia.
Abbiamo lavorato a lungo sul nostro rapporto, che dura da ben 26 anni.
Comunque, per non tergiversare…
Una volta rialzatami, ho riso.
Un po’ dolorante, ma almeno avevo salvato la faccia. E gli occhiali nuovi.
Le persone che erano con me si sono a malapena voltate, del tipo: “Cosa? Che succede?”

E okay. Questa era la parte comica.
Una caduta idiota in modo idiota e per motivi idioti.
La parte tragica?

Il giorno dopo, in ospedale, scopro di essermi rotta la spalla. Frattura completa del trochite multiframmentaria.
‘na roba lunghissima.
Quasi quanto il nome del medico, molto gentile, che mi ha visitato.
Riassunto di tutto ciò, un mese di tutore ingombrante quanto una valigia da portare giorno e notte, magnetoterapia, poche docce (odio) e difficoltà a fare praticamente tutto, perché è la spalla della mia mano principale.
Stavo cercando lavoro.
Volevo tornare a scrivere, anche quindi sul blog, o su THe iNCIPIT.
Volevo dipingere. Fare foto.
E invece niente.
Indigestione di serie.
Faccio fatica anche a leggere con una sola mano.
E nulla, ci tenevo ad avvisare anche voi pochi lettori di quanto io sia effettivamente sfigata.

Un abbraccio a tutti, da me e il pavimento

R.J.

Pubblicato in: Cose scritte da me

Kakurenbo – Hide ‘n Seek

Rumore insistente di colpi battuti sulla porta.
La voce incrinata dal panico di una ragazza.
Il silenzio totalizzante che proviene dall’altra parte.

«Akio! Akio, aprimi, ti prego! Ti prego, Akio!»
Ma Akio non riesce a muoversi.
Accucciato a terra, le mani premute sulle orecchie, si ritrova a stringere gli occhi con forza, ripetendo fra sé la stessa frase come un mantra.
Vai via. Vai via. Vai via. Vai via. Vai via.
«Akio, ti prego! Ti prego, sta arrivando!»
Vai via. Vai via. Vai via. Vai via. Vai via.
«Ti supplico Akio, aprimi! Ti scongiuro!»
Vai via. Vai via. Vai via. Vai via. Vai via.
«Akio, ti prego! Ti prego! Akio! È qui! È qui! Ti pr- AKIOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!»

 

«Ding dong, nanodesu…»

hqdefault